Riguardo l'eutanasia

Riguardo l’eutanasia

Sul "sole 24 ore" di domenica 8 aprile 2001 ho letto l’articolo "E il malato disse: basta con la vita".

Si tratta di una lezione tenuta al Gemelli di Roma da un noto chirurgo, Sherwin B. Nuland, riguardo l’eutanasia. Questo è un tena di bioetica di grande attualità che risveglia e mette in discussione il valore supremo della nostra umanità: la vita. E’ vero che, oggi, il medico è chiamato a valutare con estrema puntualità il quadro completo degli organi, dei tessuti e persino delle cellule dei pazienti, e descrivere ciò che ha luogo al suo interno. Tutto deve essere visibile e possibilmente vero. Nuland ha affrontato una serie di temi di storia della medicina e ha voluto dimostrare che da sempre un buon medico è anche un umanista, e nell’ultima conferenza " Il medico e il paziente di fronte alla morte" ha voluto tornare sui temi di un suo libro che lo ha reso famoso: " Come moriamo", pubblicato nel 1994, dove spiega in modo puntuale cosa succede clinicamente e biologicamente quando si muore di infarto, di cancro, di AIDS, di Alzheimer, di vecchiaia. Per la maggiorparte delle persone, la mortenon è né un trapasso graduale e sereno, né qualcosa che li coglie di sorpresa e di cui quasi non si accorgono. La morte – come ha sostenuto il grande storico della medicina Mirko Grmek, morto un anno fa per propria volontà – non è quasi mai un evento, ma un processo lungo e doloroso. Ma proprio a partire da questo atteggiamento oggettivo, Nuland è stato in grado di far vedere con maggior chiarezza i problemi morali legati alla fase finale della vita, compreso l’eutanasia. Il fatto sostanziale è che durante l’intera vita di un medico, il numero di volte in cui può sorgere questo dilemma è estremamente basso. Potrebbe essere anche uno solo a chiedere: " aiutami a morire", ma anche di fronte a quell’unico caso sarà necessario chiedersi:" Qual è il mio dovere di medico?". E’ solo quello di salvare la vita dei pazienti e curare le malattie? Oppure il mio vero ruolo è quello di eliminare la sofferenza? Eliminare o lenire la sofferenza nel mondo è un dovere morale di tutti, non solo del medico. Tornando a quel singolo caso, il medico dopo aver provato in ogni modo a eliminare il dolore del paziente, e dopo aver constatato che i metodi palliativi non funzionano e che il paziente in preda a dolori terribili, chiede insistentemente di porvi fine nell’unico modo possibilie, ha un unico dovere morale: aiutarlo a morire. Questa scelta non deve essere fatta in solitudine! Ha necessità di colleghi specialisti, dei familiari del paziente, ma – soprattutto – il medico deve mettere in gioco tutta la propria intelligenza e tutta la propria "immaginazione e più" morale.

 

Iacobellis Lao

 

L'esperienza delle "Cose Ultime"
Cellule staminali
Il difficile rapporto tra chi cura e chi soffre
Disturbi alimentari
Il dolore
Riguardo l'eutanasia
la crisi del desiderio
Generare a vita nuova
Gocce d'acqua su pietre
Insonnia
La pillola del giorno dopo
Libertà d'opinione
Mettere le mani sulla vita
Paternità
Quale fiducia nella professione medica
Quali genitori
Responsabilità della scienza
Un Sogno: la democrazia.

Su

Vuoi far parte del Team di Bari by net ? Mandaci una e-mail... - CLICCA QUI - per conoscere chi già contribuisce alla redazione di Baribynet!