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ECUMENISMO E SOCIETA’ CIVILE Appena mi è stato proposto di scrivere alcune riflessioni su questo argomento, ho sgranato gli occhi, non conoscendo il significato del termine ECUMENISMO. Eppure questa è una parola estremamente semplice nella sua complessità: indica il superamento di ogni barriera, di qualunque muro che ci separa dagli altri. Tutto questo si concretizza nella società civile in un impegno tangibile a realizzare quella vocazione all’Amore cui siamo chiamati in prima persona. Già Platone, nel suo "Convivio", aveva identificato questo bisogno di superare ogni forma di divisione nell’Amore: esso però non è visto come riduzione a me dell’altro, ma piuttosto come apertura al suo essere, alla sua identità; è incontro con la sua persona. Ecumenismo allora, vuol dire riconoscere all’altro il diritto di essere quello che è! Un proverbio orientale dice: "La suprema saggezza sta nel perdonare agli altri il fatto di essere diversi da noi". Se capisco e accetto l’originalità, la singolarità ricchissima di un’altra persona, io cresco insieme a lei! Io sono una studentessa di Scienze dell’educazione e perciò sento tanto vicino a me questo argomento; mi sto infatti, sforzando di vivere questa dimensione nella mia vita, non abbandonandomi a facili giudizi, ma cercando di guardare l’altro con occhi d’Amore. Intendo l’impegno della società civile nei confronti dell’ecumenismo come un qualcosa di molto personale, perché ognuno deve cercare di non costruire più con mattoni come pregiudizi e giudizi i muri che ci isolano e ci chiudono in una solitudine alienante. Occorre a mio parere, porsi nell’ottica del cammino: un cammino in cui non importa tanto arrivare primi, ma piuttosto procedere al fianco gli uni degli altri; affrontare insieme fragilità e povertà umane, vivere quella dimensione di empatìa che porta a soffrire con l’altro, ma anche a gioire con lui! La società oggi dovrebbe imparare a "stare sulla soglia" (è una espressione di una mia professoressa), come luogo della disponibilità a lasciarsi attraversare dall’incontro con l’altro, come apertura al cambiamento e alla crescita reciproca. Infine, in quanto giovane, penso sia indispensabile tenere viva la speranza in un futuro di cui proprio noi saremo costruttori, in una società che concretamente sappia non solo aprire i suoi confini territoriali all’accoglienza dell’altro, ma che sappia anche "coprirlo con il mantello della fraternità: offrire tempo, attenzione, calore umano". (Mariano Magrassi) A. Maffei
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