|
La prima tappa di questo itinerario è Barletta con il suo Teatro Curci,
frutto dell’ampliamento di un precedente Teatro Comunale. Il suo prospetto fu
realizzato in tardo stile neoclassico da Federico Santacroce tra il 1868 ed il
1870, periodo al quale risalgono anche le decorazioni interne, come la
raffigurazione dell’Aurora circondata dalle Virtù e dalle Arti dal pittore
barlettano Giambattista Calàò (nel medaglione centrale della volta della
sala), il nuovo sipario con la Disfida di Barletta dello stesso pittore ed un
secondo telone raffigurante il Monte Parnaso con il tempio d’Apollo. Una sosta
a Trani è d’obbligo, benché il teatro – realizzato da Nicola Carelli,
allievo già citato Federico Santacroce – non esista più. L’edificio, con
sala a ferro di cavallo decorata con festoni, mascheroni e cariatidi di stucco
dorato e quattro file di palchi, completato nel 1794, venne demolito nel 1958
dopo una storia fatta di travagli incredibili. Unico segno superstite è oggi il
sipario, conservato dal comune, opera del pittore tranese Biagio Molinaro che,
come di prassi vi raffigurò una scena tratta dalle glorie della storia locale;
scelse la promulgazione a Trani dei cosiddetti Ordinamenta Maris, ovvero quello
che la tradizione considera come il più antico codice consuetudinario marittimo
del Medioevo, concedendosi persino la licenza artistica di riprodurre sullo
sfondo la Cattedrale che a quell’epoca presumibilmente non doveva essere
ancora ultimata. Proseguendo verso Bari, ci imbattiamo in due vere glorie
cittadine, ambedue per altro in un memento particolarmente difficile della loro
storia. Il Teatro Petruzzelli, largamente distrutto e reso inagibile da un
incendio nel 1991, dissimula questa situazione grazie alle sue strutture
portanti miracolosamente scampate al rogo; il prospetto ha un avancorpo centrale
sporgente sino all’altezza dell’attico su cui si eleva il frontone; al primo
piano lesene binate con vasi e capitelli, tre balconi sovrastati da nicchie in
cui sono sistemati i busti in gesso di Verdi, Rossigni e Bellini e, al vertice
del frontone, il gruppo statuario con Apollo che incorona la Musica opera di
Pasquale Duretti. Il Teatro Piccinni, realizzato su progetto di Antonio
Piccolini e inaugurato nel 1854, è stato da poco riaperto al pubblico; anche
qui il sipario, dipinto dal pittore terlizzese Michele De Napoli, riporta un
tema di storia locale (il Torneo dato da Manfredi a Bari in onore
dell’imperatore Baldovino nel 1259, scena preferita dai baresi in luogo della
Disfida di Barletta proposta dal pittore). Ancora sulla costa, a Mola di
Bari,
troviamo il Teatro Van Westerhout, dedicato al giovane compositore molese nel
1892 e realizzato in stile neoclassico su progetto dell’ingegnere Vittorio
Chiaia; ristrutturato già nel 1907, venne successivamente trasformato in
cinematografo e infine riportato alla struttura originale con una serie di
lavori terminati nel 1972. La platea a ferro di cavallo conta 106 posti a cui si
aggiungono 26 palchi; il barese Nicola Colonna dipinse il plafond con Apollo e
le nove Muse, mentre il concittadino Domenico Battista si occupò delle scene,
delle quinte e del sipario, la cui raffigurazione della Danza degli amorini
costituisce uno dei pochi esempi del genere realizzati senza attingere alla
storia patria. L’itinerario proposto termina spostandosi nell’interno, ad
Altamura, dove il Teatro Mercadante venne costruito alla fine del secolo scorso
per onorare la memoria dell’illustre concittadino nel centenario della nascita
(1895). Venne così demolito il vecchio teatro comunale da cui furono trasferiti
il busto di Saverio Mercadante ed il sipario dipinto dal pittore foggiano Nicola
Montavano; come in altri casi, sul sipario si racconta un episodio glorioso
della storia della città – la costruzione della cattedrale patrocinata niente
meno che dall’imperatore Federico II di Svevia. Esso fu comunque ampliato da
Pasquale Rossi, che si occupò anche delle decorazioni dei rosoni, festoni e
mascheroni. Sulla platea a ferro di cavallo, con tre ordini di palchi e
loggione, intervenne nel 1899 l’artista napoletano Giuseppe Uva che decorò
plafond ed arcoscenico con l’Allegoria della Musica baciata dalla Gloria
attorniate dai personaggi delle opere più note del musicista.
| |

|