Lo strano caso del prof. Ottavio

Lo strano caso del professor Ottavio Ecrouton-Creton,
ovvero il nipote di suo nonno
di Philippe Dumas

La storia del professor Ecouton-Creton non è per niente banale, ve l'assicuro. Ottavio Ecrouton-Creton è un celebre psicanalista. Uno dei più eminenti specialisti in problemi della prima infanzia. Quando qualcuno ha a che fare con un bambino difficile, lo porta da lui, e il professore gli dice come regolarsi. D'altra parte sull'argomento ha scritto un sacco di libri, che sono letti in tutto il mondo. Il professore, inoltre, compare spesso in televisione. Insomma, è uno davvero importante. Ora, voi sapete che gli uomini importanti in genere viaggiano molto. Ma il professore Ecrouton-Creton non può muoversi come vorrebbe. Ha infatti, quella che si chiama una palla al piede: e cioè sua figlia Luisa.
Il professore si è sposato tre volte (cose che succedono). Ma solo la terza moglie Caterina, rimase incinta e diede alla luce una bimba. Inutile dirvi la gioia del professore e della sua giovane sposa. Ma ahimé, una grande felicità è spesso seguita da una grande disgrazia. Poco dopo la nascita della piccola Luisa, la madre morì: un raffreddore mal curato, purtroppo, la condusse alla tomba.

Ed ecco che il professore si ritrova vedovo e con una bambina sulle spalle.Un bel carico, credetemi, per uno studioso che occupa la cattedra di professore all'Istituto di Pedologia. Ma il nostro uomo non se la prende troppo. Anzi, mette molto amore nel compito di allevare la figlia, perchè la considera un regalo che ha voluto fargli il buon Dio. Quanto alla piccola Luisa, è davvero molto carina. Anzi, adorabile. Ma è anche simile a tutte le bambine della sua età: vale a dire che, a volte, le capita di combinare dei guai. All'inizio suo padre evita di rimproverarla. Dà prova di un'infinita pazienza e di una calma straordinaria. Si limita a riprenderla e a mostrarle ciò che deve e ciò che non deve fare. Insomma applica i suoi metodi educativi, quelli da lui inventati e per i quali è tanto celebre. Ma un conto è insegnarli, un conto è praticarli. E così, mentre le sue idee sono universalmente conosciute e ammirate, con sua figlia il professore agisce sempre più severamente. Per esempio, quando Luisa si rifiuta di mangiare, le dice: «Non ti va la minestra? Allora non ti va nemmeno il dolce». E la spedisce a letto su due piedi.
Se invece si mette a piangere, le dice: «Verrò da te quando la smetterai». Ma quando Luisa finisce di piangere, pensa che non sia più il caso di andare. Insomma, il professore si comporta come qualsiasi papà, e non come uno dei papà più esperti dei problemi dell'infanzia. Se la gente sapesse come si regola con la figlia, ne sarebbe certamente stupita. C'è una cosa che preoccupa molto il professore: e cioè il rapporto tra Luisa e Maurizio, il bambino che abita al piano di sopra. Questo monello al professore non piace per niente. Purtroppo Luisa non la pensa come il padre: stravede per Maurizio e vuole sempre giocare con lui. I due se la intendono a meraviglia e insieme combinano degli scherzi che al professore non vanno proprio giù.
Ma ecco che una nuova disgrazia si abbatte sulla testa della piccola Luisa. Il professore EcroutonCreton, un dodici febbraio, in seguito ad un eccesso di lavoro, crolla di sfinimento sulle sue carte. Muore con il naso sulla scrivania mentre era a metà di un capitolo del suo nuovo libro. Succede, quando i padri dimenticano di riposarsi. In conclusione Luis resta orfana. Una situazione davvero triste per lei.

Il professore Ecrouton-Creton vola nello spazio e nel tempo, fra il cielo e la terra, di giorno e di notte, fluttuando nell'aria tra le nuvole e le stelle. Lo fa per quindici anni. Ma è necessario, perché è sempre così che vanno le cose quando uno muore: bisogna che la persona abbia il tempo di dissolversi completamente, finché resta solo l'anima e dimentica completamente quale è stata la sua esistenza sulla terra: nome, indirizzo di casa, tutto suo passato. A quel punto, può risuscitare e tornare sulla terra, pronto a ricominciare tutto daccapo. Ma il professore Ecrouton-Creton non è una perso qualsiasi, un defunto come gli altri. È uno studioso di fama mondiale, dotato di grande intelligenza e c una memoria prodigiosa. Questo viaggio tra le nuvole lo interessa enormemente: è un'esperienza dalla quale vuole trarre ogni possibile profitto. Si sforza pertanto di conservare tutte le sue idee e suoi ricordi, oltre alla sua facoltà di ragionare. Lui il professor Ecrouton-Creton, professore all'Istituto di Pedologia, padre di una bambina adorabile chiama Luisa, eccetera. Durante tutti i quindici anni, il professore continua a fare i suoi esercizi di memoria, finché un mattino, con il sole e il canto degli uccelli, viene deciso che è giunto per lui il momento di tornare sulla terra. Prende dunque la strada obbligata in questi casi: vale a dire che comincia a crescere nel ventre di sua madre, per diventare, nove mesi dopo, un bel bambino.
Naturalmente mentre questo accade, il professore conserva tutti i suoi ricordi. Il dodici febbraio di quell'anno, nasce. E proprio, guarda caso, nell'ospedale dove egli insegnava, ogni venerdì, l'arte rivoluzionaria di tirare fuori i bambini dal ventre della mamma. L'ostetrico è uno dei suoi assistenti e l'infermiera è la signorina Rocart (molto ingrassata). Insomma c'è la sua equipe al completo. Il professore vorrebbe salutarli tutti, ma al posto dei saluti, dalla sua bocca esce un urlo. Il professore, mortificato, tace. Intanto una bella ragazza si è messa a lavarlo dalla testa ai piedi, poi gli infila un coprifasce e lo porta dalla giovane partoriente, che si è appena svegliata. Il professore Ecrouton-Creton guarda la sua mamma. Spalanca gli occhi. «No, non è possibile, sto sognando!», si dice. «Ho le traveggole. Non può essere lei».
Eh, sì, invece. È proprio lei, Luisa, sua figlia. Quanto a suo padre, che sta vicino al letto e sorride scioccamente, si tratta del piccolo Maurizio, che non è granché migliorato crescendo. Dunque sua figlia gli ha disubbidito ancora una volta! Ma a quel punto Maurizio si piega su di lui e gli dice: «Me lo fai un sorrisetto, eh? Lo fai un sorrisino al tuo paparino?». Il professore vorrebbe dare una rispostaccia come si deve a quell'impudente. Ma dalla sua bocca escono solo dei vagiti.
Certo è una bella sorpresa essere il bebè di sua figlia. Da un lato il professore è contento di avere ritrovato la sua piccola Luisa, da lui tanto amata. In quindici anni è molto cambiata: è diventata molto bella e quando si scopre il seno per dargli la poppata, si tratta di un seno di straordinaria bellezza. Nella vita di un neonato, però, ci sono molte situazioni spiacevoli. Dato che non lo mettono mai sulla tazza del gabinetto, il professore è costretto a farla nei pannolini. Allora sua figlia lo prende, lo spoglia, lo lava con un latte speciale, lo cosparge di borotalco e gli da delle pacche affettuose sul sederino. Santo cielo, sua figlia fa questo? Il professore è seccato per questa confidenza e protesta. Ma si spolmona inutilmente perché nessuno capisce ciò che dice.
Ciò che gli dà più fastidio, ad ogni modo, è vedere quello stupido di Maurizio che cento volte al giorno gli fa il solletico sotto il mento e delle grattatine sulle gambe. E intanto ripete: "Su, fai un sorrisino al tuo papà. Pa-pà... pa-pà...". Ottavio non capisce come sua figlia abbia potuto sposare una simile mezza cartuccia. La cosa più seccante è vedere come lo guarda: gli fa gli occhi dolci, gli sorride con languore... Sembra proprio che ne sia innamorata. D'altra parte, in quelle occasioni, il cuore di Luisa si mette a battere più forte: Ottavio lo sa bene, visto che vi poggia sopra la testa e si stringe a lei.
I giorni passano lentamente per il povero Ottavio. Niente da leggere: nemmeno un giornale. Figuriamoci permettergli di vedere la televisione! Niente tabacco e niente cognac. Insomma un regime da condannato a morte. E lasciamo perdere le supposte e il resto. Inoltre Luisa lo obbliga a dormire dalla mattina alla sera. Risultato: è costretto a stare sveglio da mezzanotte all'alba. Allora grida, e quel babbeo di Maurizio si alza per andare a vedere "cosa succede". E cosa vuole che succeda? Ottavio cerca di ammazzare il tempo. E quanto è penoso andare dal medico per fare le vaccinazioni! Spogliato e messo con il sedere per aria, mentre una mano lo tiene fermo, e una siringa gli entra nelle tenere natiche.
Ottavio vorrebbe dar fiducia a Luisa. Ma come si fa con una che è sempre distratta e con la testa fra le nuvole? Per esempio, quando attraversano la strada, Ottavio chiude gli occhi. Fosse lui, aspetterebbe con calma che il semaforo si mettesse al verde. E quante volte è costretta ad afferrarlo al volo quando lo allunga sul fasciatoio ! A quel punto Ottavio ha un chiodo fisso: crescere il più in fretta possibile, raggiungere i tre anni, ed essere di nuovo in grado di parlare per mettere a posto Maurizio, che non sopporta più con tutte le sue moine.

Un giorno Luisa lo mise nella cesta, che posò si coperchio del pianoforte. Ottavio, credendosi solo in casa ne venne fuori e si trascinò fino alla tastiera. E naturalmente non resistette al desiderio, adoperare le sue piccole dita per fare un po' di musica. Cosa suonare? Scelse le prime battute del suo preferito tra i Lieder di Schubert. I suoi genitori] però, si trovavano nella stanza accanto. Ottavio si fece indietro troppo tardi: ormai era stato scoperto. Maurizio e Luisa si scambiarono un'occhiata smarrita: un bebè che suona il piano. E mica una cosa qualsiasi: Schubert addirittura! Luisa cerca di mantenere la calma e parla di "atavismo benigno", tanto ben descritto dal suo illustre padre. Maurizio fa cenno di sì con la testa e si accontenta di quella spiegazione.
Ma i due sono ormai diventati diffidenti, e Ottavio si pente di aver fatto sforzi sovrumani per conservare la memoria del suo passato. Berrebbe volentieri un whisky per dimenticare. Ma gli danno solo latte. Maurizio e Luisa si sentono sempre meno a loro agio con quel figlio. A volte hanno addirittura l'impressione di essere giudicati da lui. Ottavio, da parte sua, è sempre più irritato per un sacco di ragioni. Non apprezza le loro gentilezze e si abbandona di continuo a scoppi di collera, fracassando i suoi giocattoli e lacerando i suoi pagliaccetti.
La vita diventa impossibile, tanto che Luisa e Maurizio decidono di assumere una ragazza con il compito di accompagnare a passeggio Ottavio, tutti i pomeriggi. Sono convinti che l'aria aperta non potrà che fargli bene. In ogni caso, loro due avranno qualche ora di calma in più. Ma anche ai giardinetti Ottavio non si comporta come gli altri bambini. Se ne sta tuttto solo, calcola il volume dei mucchietti di sabbia e adopera dei sassolini per fare delle equazioni. Un pomeriggio era sul punto di trovare al contrario la formula astronomica di Pitagora, quando quella testa di rapa della sua accompagnatrice decide che "è ora di rientrare". E cancella con i piedi i suoi "scarabocchi".
Ottavio urla per due giorni interi. I suoi genitori non sanno più a che santo votarsi. Finalmente decidono di consultare il professore Foucan-Lescault, successore del papà di Luisa all'Istituto di Pedologia. Ottavio deve formare una serie di venti formino di sabbia, che il professore Foucan-Lescault interpreta a lungo. Ottavio digrigna i denti e batte i piedi durante tutta la seduta. Cerca di attirare l'attenzione dello specialista, per metterlo sulla strada giusta. Ma è inutile. Decisamente, la vita di un bambino è qualcosa di atroce, si dice Ottavio. Non si può mai decidere da soli. Sono sempre gli altri che decidono per voi. Se dovete mangiare, se dovete bere, se dovete andare a dormire. Decidono anche quando dovete fare la cacca.
Seduto nel passeggino, Ottavio rigira idee nere nella testa. La ragazza spinge il passeggino come se facesse uno sforzo tremendo. Per di più il tempo non è bello. E poi tutti questi marciapiedi da scendere e da salire! E le marmitte delle auto che ti vomitano il faccia tutto quel gas ! E la folla che si accalca intorno a te! Non c'è che dire, è proprio una passeggiata salutare. Ottavio scoppia in singhiozzi. Ma proprio in quel momento, si affianca al suo passeggino quello di una bambina. Ottavio la scorge attraverso il velo delle sue lacrime. Ma si rende conto lo stesso che è la bambina più affascinante, meravigliosa e straordinaria che si possa immaginare. Che sfortuna: Ottavio non era assolutamente preparato ad un tale incontro. Il pianto non ha mai migliorato il viso di nessuno, ahimé. E se la bambina gli ha sorriso, forse non lo ha fatto per simpatia. Quando torna a casa, Ottavio si guarda nello specchio dell'ascensore, e si vergogna della sua faccia impolverata, appiccicosa, sfigurata dalle lacrime. La bambina gli ha sorriso semplicemente perché era tanto brutto.
Il giorno dopo, Ottavio è intenzionato a sedurla. Perciò si lascia pettinare e vestire docilmente. Ma quando arriva ai giardinetti, la bambina è gia circondata da parecchi altri piccoli visitatori. Ha molto successo a quanto pare. Tutti i furfantelli del quartiere le stanno intorno, e cercano di rendersi interessanti ai suoi occhi. Ottavio è deciso a spuntarla lui, costi quel che costi. Si avvicina al gruppo e tende una mano per salutare i presenti. Ma gli altri bambini non hanno ancora imparato le formule della buona educazione. La sua mano resta sospesa nel vuoto.
A quel punto, tutti si alzano per fare un girotondo. E Ottavio per la prima volta, accetta di prendere parte a quella cerimonia. Si accosta alla bambina e si impossessa della sua mano. Cercando di non pensare al ridicolo della situazione, comincia a girare con gli altri nella stessa direzione. Tenere stretta la mano della bambina gli procura una piacevole sensazione. Anzi, lo manda in visibilio. Era un bel po' che non provava una gioia simile. Alle quattro qualcuno chiama la bambina: "Caterina, è ora della merenda". Ottavio le va dietro. È davvero adorabile questa Caterina; Ah come sono belle le gambette che escono dalla sue mutandine! Ottavio la segue passo a passo e lei, che sorpresa!, si gira verso di lui e gli offre un pezzo della sua merenda. Ormai Ottavio non vede l'ora, tutti i giorni, di tornare ai giardinetti per incontrare Caterina. Si può dire che vive solo per questo. E non dimentica mai di portare un regalino alla sua amichetta: un dolce di cui si è privato per lei, la biglia più bella fra quelle che possiede o un pezzo di cartoncino da fare a pezzi.

Una mattina prese carta e penna, e benché sia scomodo scrivere con dita piccole come le sue, redasse questo biglietto.

Signorina, mi decido, dopo molte esitazioni, a dichiararle la fiamma che brucia il mio petto, e mi permetto di scriverle queste righe per testimoniarle la mia ammirazione e i sentimenti di tenerezza e di fedeltà che ho per lei. Sappia che mi renderà il più felice degli uomini se si degnerà di tenere libero il suo cuore per me, fino al giorno in cui avrà I 'età per sposarsi. In ogni caso, da questo momento mi consideri già suo marito.

Ottavio Ecrouton-Creton, professore dell 'Istituto di Pedologia, dottore honoris causa all'Università di Padova, presidente onorario della Società...
PS.: Malgrado le apparenze, sappia che io sono un uomo. Ma è una lunga storia.

Quello stesso pomeriggio, Ottavio mette il suo biglietto nelle mani di Caterina. Purtroppo ha dimenticato che la sua amica non sa ancora leggere. Caterina spiega il biglietto, lo esamina in tutti i sensi, lo gira, lo rigira, e dato che non si tratta di un; bustina con la sorpresa, lo lascia cadere per terra. In quel momento arriva uno dei suoi ammiratori, lo raccoglie, ne fa una freccetta e la tira nella vasca della fontana. È il naufragio delle speranza di Ottavio. Caterina non saprà mai ciò che lui aveva voluto comunicarle.
Per raggiungere il suo scopo e conquistare il cuore dell'amata, Ottavio decide di ricorrere ad altri metodi. Si esercita a giocare con gli altri bambini: batte i piedi, fa a botte, striscia pancia a terra, mette i cubi gli uni sugli altri. Regola insomma il suo comportamento su quello dei compagni. E ci riesce talmente bene, che di lì a poco diventa il capo della banda dei giardinetti. Risultato, dopo una settimana Caterina ha occhi solo per lui. Un' altra conseguenza di questo suo atteggiamento è che i suoi genitori si rallegrano di avere finalmente un bambino normale, che si diverte a giocare anziché starsene da solo tutto il giorno. Essi decidono di fare del loro meglio per mantenere in Ottavio queste buone disposizioni. Si trova bene ai giardinetti? Bene, ce lo porteranno tutti i giorni. Anche la domenica: se ne incaricheranno mamma e papà, visto che per la ragazza la domenica è giorno libero.
Una domenica Luisa e Maurizio fanno conoscenza con i genitori di Caterina. Cominciano a parlarsi. Scoprono di trovarsi bene insieme e di avere una o due cose in comune (per esempio un figlio unico). Si scambiano i numeri di telefono. Si invitano reciprocamente a pranzo. Diventati amici, è naturale che decidano di andare insieme in vacanza durante le ferie. In Normandia, per la precisione, vicino al mare, nella stessa città. Grazie a Caterina, Ottavio è ormai completamente cambiato. Non è più lo stesso bambino. «È così gentile il mio Tavi», si meraviglia Luisa, al colmo della felicità. «È il più bravo dei bambini il mio piccolo Tavi». E quando si trova al cospetto di suo padre, non ha più quell'aria di commiserazione e di pietà che tanto imbarazzava Maurizio in passato.

Alla fine dell'estate, Ottavio e Caterina hanno compiuto entrambi sei anni. I loro genitori li iscrivono alla stessa scuola, l'Istituto Ottavio Ecrouton-Creton, dove si applicano i metodi ultramoderni del celebre professore. Il primo giorno di scuola, Ottavio si attacca alle gambe della mamma, urla a più non posso, si dimena come un diavolo. Ma uno psicologo lo afferra per mano e lo trascina dentro.
Una volta in classe, nello scorgere la lavagna su una parete, Ottavio ha l'impressione di aver già visto qualcosa di simile. Gli indicano qual è il suo posto e gli dicono di stare tranquillo. Non c'è che dire, sono più severi di quanto si creda in queste scuole. Ottavio si chiede dove sia mai finita Caterina. Si gira, e la vede seduta accanto ad un bambino più grande di lei, che fa il clown e le parla in un orecchio. Sembra proprio che si diverta. Ad un certo punto scoppia a ridere e si mette a battere le mani. Attraverso la finestra, Ottavio scorge un pezzo di cielo grigio. La pioggia cade incessante. In quel momento entra il direttore e la maestra si alza per accoglierlo. Il direttore è un uomo dolcissimo; ha i capelli lunghi, degli anelli alle dita e una collana di conchiglie intorno al collo. E parla con grande gentilezza.
«Questo è il vostro primo giorno di scuola», dice.«Qui imparerete molte cose interessanti. Inoltre queste cose le imparerete secondo i metodi stabiliti da un vero genio, uno scienziato sfortunatamente scomparso, ma la cui influenza è tuttora viva e grande. Sto parlando del professore Ecrouton-Creton, il cui nipote siamo orgogliosi di accogliere oggi fra noi»
. Gli sguardi di tutti si posano su Ottavio, indicato dal direttore con un gesto trionfante della mano. Ma Ottavio non è dell'umore giusto per darsi delle arie. Ha voglia di piangere. Sua madre non è lì, e lui vorrebbe scappare dalla scuola per andare da lei. Fuori il tempo è brutto e inoltre Ottavio se l'è appena fatta addosso. Caterina si diverte con un altro, e lui la sente ridere alle sue spalle. Figuratevi, perciò, che gliene importa del suo celebre nonno!

Tratto dalla rivista per ragazzi "Peter Pan", nr. 11 del Dicembre 1994

 

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