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Quali genitori La tragedia di Novi Ligure ci spinge ad interrogarci sul nostro "mestiere" di genitori. Siamo continuamente schiacciati dalle richieste di una società produttiva, basata sull’efficienza e sul consumismo, dove la famiglia è ormai messa in crisi da tutte le parti, ma che permane un punto fermo per la crescita della persona. Forse dobbiamo chiederci dove sta andando la famiglia, quali sono i suoi bisogni. La coppia impara a crescere nella condivisione, nel dialogo, nelle difficoltà. Ma oggi è diventata fragilissima, alle prime incomprensioni si pensa subito alla separazione e i figli ? Beh, i figli si adatteranno! Ma i figli ci interrogano inconsapevolmente sul nostro modo di essere e comportarci. Spesso siamo genitori istintivi, agiamo in base ai nostri vissuti personali, alle frustrazioni passate, alle cose non realizzate nell’infanzia. I nostri figli diventano i depositari del nostro passato, una nostra appendice; di qui la delusione quando essi non sono come noi avremmo voluto che fossero. Spesso i nostri figli crescono nell’assenza di un vero dialogo, una conoscenza reale dei loro bisogni, illudendoci che il benessere e le comodità possano compensare i lunghi silenzi, le chiusure, le liti. Manca a volte quella capacità di mettersi in ascolto, di porre attenzione ai mille gesti insignificanti, al ritiro nella stanza. Esiste un malessere di cui non sono consapevoli o di cui non vogliono prendere coscienza impegnandosi in mille attività, fughe, evasioni. Allora il nostro compito è l’attesa, la pazienza, il rispetto che significa essere una presenza, un esserci, lì, anche se non ci chiedono nulla, ma ci siamo. E’ offrirgli la possibilità di potersi scontrare per affermarsi, di potergli dire di no, perché è questo che a volte si aspetta, ma che dopotutto nasce l’accettazione e la comprensione.
Enza Aveni
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