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QUALE FIDUCIA NELLA PROFESSIONE MEDICA? Sul "Corriere Medico" del 5 aprile 2001 ho letto l’editoriale " Il medico perde smalto", secondo cui l’ultima indagine CENSIS sottolinea un calo di consensi per il sanitario di base per una serie di problemi legati sia a norme restrittive di prescrizioni farmaceutiche sia a maggiori informazioni provenienti da reti medianiche. Il medico risente dell’ingresso sul mercato dell’informazione nella salute di concorrenti dotati di maggiore tecnologia. Oggi il medico e il paziente non s’incontrano quasi più in un rapporto di libertà: non c’è più la libertà per il medico di avere il tempo per visitarlo, lo spazio per ascoltarlo, la possibilità di prescrivere il trattamento che ritiene migliore per lui. Il rapporto diventa sempre più frenetico, più esigente. Il medico che sa ascoltare, che assume la responsabilità terapeutica, seguendo tutte le fasi della malattia del suo paziente, con abnegazione è fortemente messo in discussione dall’uso di strumenti che consentono una visione analitica del corpo umano molto più raffinata. Il medico sta forse perdendo la capacità di percepire i fenomeni della vita, i problemi della famiglia, gli sviluppi della psiche? Iacobellis Lao |
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